Nuovo art. 140 bis codice consumo - Azione di classe collettiva o class action


Il testo del nuovo articolo 140 bis codice del consumo - Azione di classe collettiva o class action e competenza territoriale inderogabile - D.Lgs. 206/2005


Ultimo aggiornamento del Codice dei Consumatori

Il testo del nuovo articolo 140 bis codice del consumo - Azione di classe collettiva o class action e competenza territoriale inderogabile - D.Lgs. 206/2005

Art. 140 bis (1) - Azione di classe
1. I diritti individuali omogenei dei consumatori e degli utenti di cui al comma 2 nonché gli interessi collettivi (2) sono tutelabili anche attraverso l'azione di classe, secondo le previsioni del presente articolo. A tal fine ciascun componente della classe, anche mediante associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa, può agire per l'accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.
2. L'azione di classe ha per oggetto l'accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni in favore degli utenti consumatori. L'azione tutela: (3)
a) i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti che versano nei confronti di una stessa impresa in situazione omogenea, inclusi i diritti relativi a contratti stipulati ai sensi degli articoli 1341 e 1342 del codice civile; (4)
b) i diritti omogenei spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto o servizio nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale; (5)
c) i diritti omogenei al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali. (6)
3. I consumatori e utenti che intendono avvalersi della tutela di cui al presente articolo aderiscono all’azione di classe, senza ministero di difensore anche tramite posta elettronica certificata e fax. L'adesione comporta rinuncia a ogni azione restitutoria o risarcitoria individuale fondata sul medesimo titolo, salvo quanto previsto dal comma 15. L'atto di adesione, contenente, oltre all'elezione di domicilio, l'indicazione degli elementi costitutivi del diritto fatto valere con la relativa documentazione probatoria, è depositato in cancelleria, anche tramite l'attore, nel termine di cui al comma 9, lettera b). Gli effetti sulla prescrizione ai sensi degli articoli 2943 e 2945 del codice civile decorrono dalla notificazione della domanda e, per coloro che hanno aderito successivamente, dal deposito dell’atto di adesione. (7)
4. La domanda è proposta al tribunale ordinario avente sede nel capoluogo della regione in cui ha sede l'impresa, ma per la Valle d'Aosta è competente il tribunale di Torino, per il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia è competente il tribunale di Venezia, per le Marche, l'Umbria, l'Abruzzo e il Molise è competente il tribunale di Roma e per la Basilicata e la Calabria è competente il tribunale di Napoli. Il tribunale tratta la causa in composizione collegiale.
5. La domanda si propone con atto di citazione notificato anche all'ufficio del pubblico ministero presso il tribunale adìto, il quale può intervenire limitatamente al giudizio di ammissibilità.
6. All'esito della prima udienza il tribunale decide con ordinanza sull'ammissibilità della domanda, ma può sospendere il giudizio quando sui fatti rilevanti ai fini del decidere è in corso un'istruttoria davanti a un'autorità indipendente ovvero un giudizio davanti al giudice amministrativo. La domanda è dichiarata inammissibile quando è manifestamente infondata, quando sussiste un conflitto di interessi ovvero quando il giudice non ravvisa l'omogeneità dei diritti individuali tutelabili ai sensi del comma 2, nonché quando il proponente non appare in grado di curare adeguatamente l'interesse della classe. (8)
7. L'ordinanza che decide sulla ammissibilità è reclamabile davanti alla corte d'appello nel termine perentorio di trenta giorni dalla sua comunicazione o notificazione se anteriore. Sul reclamo la corte d’appello decide con ordinanza in camera di consiglio non oltre quaranta giorni dal deposito del ricorso. Il reclamo dell'ordinanza ammissiva non sospende il procedimento davanti al tribunale.
8. Con l'ordinanza di inammissibilità, il giudice regola le spese, anche ai sensi dell’articolo 96 del codice di procedura civile, e ordina la più opportuna pubblicità a cura e spese del soccombente.
9. Con l'ordinanza con cui ammette l'azione il tribunale fissa termini e modalità della più opportuna pubblicità, ai fini della tempestiva adesione degli appartenenti alla classe. L’esecuzione della pubblicità è condizione di procedibilità della domanda. Con la stessa ordinanza il tribunale:
a) definisce i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio, specificando i criteri in base ai quali i soggetti che chiedono di aderire sono inclusi nella classe o devono ritenersi esclusi dall’azione;
b) fissa un termine perentorio, non superiore a centoventi giorni dalla scadenza di quello per l'esecuzione della pubblicità, entro il quale gli atti di adesione, anche a mezzo dell’attore, sono depositati in cancelleria. Copia dell'ordinanza è trasmessa, a cura della cancelleria, al Ministero dello sviluppo economico che ne cura ulteriori forme di pubblicità, anche mediante la pubblicazione sul relativo sito internet.
10. E' escluso l'intervento di terzi ai sensi dell’articolo 105 del codice di procedura civile.
11. Con l'ordinanza con cui ammette l'azione il tribunale determina altresì il corso della procedura assicurando, nel rispetto del contraddittorio, l'equa, efficace e sollecita gestione del processo. Con la stessa o con successiva ordinanza, modificabile o revocabile in ogni tempo, il tribunale prescrive le misure atte a evitare indebite ripetizioni o complicazioni nella presentazione di prove o argomenti; onera le parti della pubblicità ritenuta necessaria a tutela degli aderenti; regola nel modo che ritiene più opportuno l’istruzione probatoria e disciplina ogni altra questione di rito, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio.
12. Se accoglie la domanda, il tribunale pronuncia sentenza di condanna con cui liquida, ai sensi dell’articolo 1226 del codice civile, le somme definitive dovute a coloro che hanno aderito all'azione o stabilisce il criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione di dette somme. In questo ultimo caso il giudice assegna alle parti un termine, non superiore a novanta giorni, per addivenire ad un accordo sulla liquidazione del danno. Il processo verbale dell'accordo, sottoscritto dalle parti e dal giudice, costituisce titolo esecutivo. Scaduto il termine senza che l'accordo sia stato raggiunto, il giudice, su istanza di almeno una delle parti, liquida le somme dovute ai singoli aderenti. In caso di accoglimento di un'azione di classe proposta nei confronti di gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, il tribunale tiene conto di quanto riconosciuto in favore degli utenti e dei consumatori danneggiati nelle relative carte dei servizi eventualmente emanate. La sentenza diviene esecutiva decorsi centottanta giorni dalla pubblicazione. I pagamenti delle somme dovute effettuati durante tale periodo sono esenti da ogni diritto e incremento, anche per gli accessori di legge maturati dopo la pubblicazione della sentenza. (9)
13. La corte d'appello, richiesta dei provvedimenti di cui all’articolo 283 del codice di procedura civile, tiene altresì conto dell'entità complessiva della somma gravante sul debitore, del numero dei creditori, nonché delle connesse difficoltà di ripetizione in caso di accoglimento del gravame. La corte può comunque disporre che, fino al passaggio in giudicato della sentenza, la somma complessivamente dovuta dal debitore sia depositata e resti vincolata nelle forme ritenute più opportune.
14. La sentenza che definisce il giudizio fà stato anche nei confronti degli aderenti. E' fatta salva l'azione individuale dei soggetti che non aderiscono all'azione collettiva. Non sono proponibili ulteriori azioni di classe per i medesimi fatti e nei confronti della stessa impresa dopo la scadenza del termine per l'adesione assegnato dal giudice ai sensi del comma 9. Quelle proposte entro detto termine sono riunite d’ufficio se pendenti davanti allo stesso tribunale; altrimenti il giudice successivamente adìto ordina la cancellazione della causa dal ruolo, assegnando un termine perentorio non superiore a sessanta giorni per la riassunzione davanti al primo giudice.
15. Le rinunce e le transazioni intervenute tra le parti non pregiudicano i diritti degli aderenti che non vi hanno espressamente consentito. Gli stessi diritti sono fatti salvi anche nei casi di estinzione del giudizio o di chiusura anticipata del processo.

(1) Articolo aggiunto dall'art. 2, comma 446, legge n. 244/2007 e modificato dall'art. 49 della legge n. 99/2009. Il predetto art. 49 ha abrogato il vecchio art. 140 bis (comunque mai entrato in vigore) introducendo quello attuale in vigore dal 1 gennaio 2010. L'art. 6 del decreto legge n. 1 del 12 gennaio 2012 convertito nella legge n. 27 del 24 marzo 2012 ha ulteriormente aggiornato l'art. de quo giusti numeri seguenti;
(2) Comma così modificato dall'art. 6 comma 1, lett. a), d. l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella legge. 24 marzo 2012, n. 27;
(3) Alinea così modificata dall'art. 6 comma 1, lett. b), d. l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella legge. 24 marzo 2012, n. 27;
(4) Lettera così modificata dall'art. 6 comma 1, lett. c), d. l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella legge. 24 marzo 2012, n. 27;
(5) Lettera così modificata dall'art. 6 comma 1, lett. d), d. l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella legge. 24 marzo 2012, n. 27;
(6) Lettera così modificata dall'art. 6 comma 1, lett. e), d. l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella legge. 24 marzo 2012, n. 27;
(7) Comma così modificato dall'art. 6 comma 1, lett. f), d. l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella legge. 24 marzo 2012, n. 27;
(8) Comma così modificato dall'art. 6 comma 1, lett. g), d. l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella legge. 24 marzo 2012, n. 27;
(9) Comma così modificato dall'art. 6 comma 1, lett. h), d. l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella legge. 24 marzo 2012, n. 27; - Segue commento all'art. 140 bis


Articolo 140 bis commentato: Il nuovo testo dell'art. 140 bis del codice del consumo introduce la cosiddetta azione di classe collettiva o, parafrasando il linguaggio tecnico-giuridico anglosassone, la class action collettiva la quale tende a tutelare i diritti individuali omogenei di una certa classe o categoria di consumatori ma contestualmente anche gli interessi collettivi di una categoria o classe comunque omogenea. A differenza del precedente testo che prevedeva la "azione collettiva risarcitoria" di classe esclusivamente in capo alle associazioni dei consumatori, il nuovo testo dell'art. 140 bis prevede che ad esercitare la class action possa essere anche un singolo consumatore anche riunito in forma di comitato spontaneo. Possiamo dire che, dal punto di vista dell'azione di classe collettiva italiana, il nuovo articolo 140 bis è andato molto vicino alla class action degli Stati Uniti d'America. La differenza tra la azione collettiva di classe italiana e la class action americana riposa in ciò: i consumatori italiani che vogliono partecipare alla azione di classe collettiva debbono palesemente aderire (comma 3), mentre i consumatori statunitensi ed un pò tutti i paesi anglosassoni sono coinvolti automaticamente e di diritto. Circa la possibilità dell'azione di classe collettiva individuale è inteso che la ratio sottesa debba avere carattere generale rappresentativo di una data categoria o, ricalcando l'art. 140 bis, di classe. Sono quindi tassativamente escluse dalla class action italiana le controversie ad personam. Sarebbero dichiarate inammissibili!


Un breve commento merità altresì la particolare competenza territoriale inderogabile introdotta dal nuovo art. 140 bis. In pratica, la competenza territoriale inderogabile ex comma 4, è del tribunale ordinario del capoluogo della regione in cui ha sede l'impresa da citare. Con alcune eccezioni (si fa per dire): per le imprese che hanno sede in Valle d'Aosta la competenza territoriale inderogabile è del Piemonte (a Torino), per quelle che hanno sede in Friuli V. G. e Trentino A. A. la competenza territoriale è del Veneto (a Venezia), per il Molise, l'Umbria, l'Abruzzo e le Marche competente territorialmente è la regione Lazio (a Roma) e per le regioni Calabria e Basilicata la competenza territoriale inderogabile è in Campania (a Napoli). Per il resto segue il criterio generale, quindi ad es. Palermo sarà competente per la Sicilia, Milano per la Lombardia, Bologna e Firenze rispettivamente in Emilia Romagna e Toscana, ecc. ecc. Diversa dalla competenza de qua è quella relativa al art. 66 bis codice consumo competenza territoriale del consumatore la quale nacque come inderogabile ma oramai è divenuta derogabile grazie ad una serie di sentenze della Suprema Corte di Cassazione. Per info su questo tipo di competenza territoriale visitate il link proposto.
Meritevole di cenni è altresì la class action o azione di classe collettiva contro la pubblica amministrazione prevista dalla legge dell'ex ministro Brunetta, entrata in vigore il 15/01/2010 grazie al decreto legislaivo n. 198/2009. Per questo tipo di class action la competenza è esclusiva del Giudice Amministrativo, il Tar, inoltre, a differenza dell'azione collettiva rivolta contro aziende private, quella contro la P. A. non ha carattere risarcitorio ma ha la finalità di "condannare" la P.A a ripristinare la normale erogazione di un servizio pubblico o il normale svolgimento di una certa funzione...
Infine, chi avesse la necessità di consultare il precedente testo dell'art. 140 bis lo può fare dal seguente link: vecchio art. 140 bis codice del consumo



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