Art. 140 codice del consumo - Azione inibitoria e procedura


Articolo 140 codice del consumo - Azione inibitoria e procedura - D.Lgs. 206/2005


Ultimo aggiornamento del Codice dei Consumatori

Articolo 140 codice del consumo - Azione inibitoria e procedura - D.Lgs. 206/2005

Art. 140 Procedura

1. I soggetti di cui all'articolo 139 sono legittimati nei casi ivi previsti (1) ad agire a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti richiedendo al tribunale:
a) di inibire gli atti e i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti;
b) di adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate;
c) di ordinare la pubblicazione del provvedimento su uno o più quotidiani a diffusione nazionale oppure locale nei casi in cui la pubblicità del provvedimento può contribuire a correggere o eliminare gli effetti delle violazioni accertate.
2. Le associazioni di cui al comma 1, nonchè i soggetti di cui all'articolo 139, comma 2, possono attivare, prima del ricorso al giudice, la procedura di conciliazione dinanzi alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura competente per territorio, a norma dell'articolo 2, comma 4, lettera a), della legge 29 dicembre 1993, n. 580, nonchè agli altri organismi di composizione extragiudiziale per la composizione delle controversie in materia di consumo a norma dell'articolo 141. La procedura è, in ogni caso, definita entro sessanta giorni.
3. Il processo verbale di conciliazione, sottoscritto dalle parti e dal rappresentante dell'organismo di composizione extragiudiziale adito, è depositato per l'omologazione nella cancelleria del tribunale del luogo nel quale si è svolto il procedimento di conciliazione.
4. Il tribunale, in composizione monocratica, accertata la regolarità formale del processo verbale, lo dichiara esecutivo con decreto. Il verbale di conciliazione omologato costituisce titolo esecutivo.
5. In ogni caso l'azione di cui al comma 1 può essere proposta solo dopo che siano decorsi quindici giorni dalla data in cui le associazioni abbiano richiesto al soggetto da esse ritenuto responsabile, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, la cessazione del comportamento lesivo degli interessi dei consumatori e degli utenti.


6. Il soggetto al quale viene chiesta la cessazione del comportamento lesivo ai sensi del comma 5, o che sia stato chiamato in giudizio ai sensi del comma 1, può attivare la procedura di conciliazione di cui al comma 2 senza alcun pregiudizio per l'azione giudiziale da avviarsi o già avviata. La favorevole conclusione, anche nella fase esecutiva, del procedimento di conciliazione viene valutata ai fini della cessazione della materia del contendere.
7. Con il provvedimento che definisce il giudizio di cui al comma 1 il giudice fissa un termine per l'adempimento degli obblighi stabiliti e, anche su domanda della parte che ha agito in giudizio, dispone, in caso di inadempimento, il pagamento di una somma di denaro da 516 euro a 1.032 euro, per ogni inadempimento ovvero giorno di ritardo rapportati alla gravità del fatto. In caso di inadempimento degli obblighi risultanti dal verbale di conciliazione di cui al comma 3 le parti possono adire il tribunale con procedimento in camera di consiglio affinchè, accertato l'inadempimento, disponga il pagamento delle dette somme di denaro. Tali somme di denaro sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze al fondo da istituire nell'ambito di apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico (3), per finanziare iniziative a vantaggio dei consumatori.
8. Nei casi in cui ricorrano giusti motivi di urgenza, l'azione inibitoria si svolge a norma degli articoli da 669-bis a 669-quaterdecies del codice di procedura civile.
9. Fatte salve le norme sulla litispendenza, sulla continenza, sulla connessione e sulla riunione dei procedimenti, le disposizioni di cui al presente articolo non precludono il diritto ad azioni individuali dei consumatori che siano danneggiati dalle medesime violazioni.
10. Per le associazioni di cui all'articolo 139 l'azione inibitoria prevista dall'articolo 37 in materia di clausole vessatorie nei contratti stipulati con i consumatori, si esercita ai sensi del presente articolo.
11. Resta ferma la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di servizi pubblici ai sensi dell'articolo 133, comma 1, lettera c) del codice del processo amministrativo. (2)
12. Restano salve le procedure conciliative di competenza dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di cui all'articolo 1, comma 11, della legge 31 luglio 1997, n. 249.

(1) Le parole: "nei casi ivi previste" sono state aggiunte dal decr. lgs. nr. 221/2007;
(2) Comma sostituito dall'art. 3, comma 17-bis dell'Allegato 4 al decr. lgs. n. 104/2010, come modificato dall'art. 1, comma 3, lett. a), n. 3), d. lgs. n. 195/2011.
(3) Comma modificato dall'art. 1, comma 5, del Decr. Lgs. 6 agosto 2015, n. 130 il quale ha sostituito la locuzione "Ministero delle attività produttive" con quella di "Ministero dello sviluppo economico".


Articolo commentato: Il testo dell'art. 140 detta tutta la procedura da eseguire avanti un tribunale qualora si verifichi una lesione in capo ad uno dei diritti previsti dal presente codice. In particolare, le associazioni di cui all'art. 139 possono adire tre differenti tipi di azione ognuna delle quali da luogo a tre differenti provvedimenti: (1) azione inibitoria gia prevista dalla legge nr. 281/1998. L'azione inibitoria è lo strumento più potente che le associazioni avrebbero a disposizione. Attraverso l'azione inibitoria si chiede al Giudice di vietare o appunto inibire comportamenti e/o atti ritenuti lesivi degli interessi dei consumatori. Anche in materia di clausole vessatorie è prevista, ex comma 10, l'azione inibitoria. Inoltre l'azione inibitoria e solo questa può essere esperita, oltre che con la procedura ordinaria, anche con la procedura d'urgenza prevista dagli artt. 669-bis e ss. c.p.c. nota come inibitoria cautelare o provvisoria; (2) adozione di misure idonee alla rimozione o correzione di effetti dannosi questa azione a differenza della inibitoria mira a ripristinare lo status quo ante cioè a riportare lo stato di fatto esistente prima della violazione; (3) pubblicazione del provvedimento su uno o più giornali quotidiani pubblicare la sentenza e/o il provvedimento di condanna qualora ciò può servire a correggere e/o eliminare gli effetti della violazione.
La pubblicazione della sentenza che coinvolga grosse aziende, per esempio banche, società telefoniche, imprese che erogano luce e gas ecc. ecc. merita una considerazione a parte. La pubblicazione della sentenza è la cosa che in assoluto temono di più le grosse aziende in quanto è, tra tutti i rimedi, quella a carattere più punitorio. Perchè? Perchè generalmente dopo la pubblicazione della sentenza segue una sensibile perdita di clientela, soprattutto di quella nuova la quale appresa la notizia si rivolge ad altri concorrenti. Per questo crediamo che la pubblicazione in un giornale a taratura nazionale sia più efficace dell'azione inibitoria conclusasi all'interno di "quattro mura".
Il comma 2 dell'art. 140 prevede il tentativo NON obbligatorio di conciliazione presso una cciaa competente per territorio il quale, viceversa, diventa obbligatorio ex comma 12, se la procedura è diretta contro un organismo di telecomunicazione. In pratica se volete citare ad es. la Telecom, Infostrada, Vodafone etc. il tentativo di conciliazione è obbligatorio. Altra deroga in tema di procedura riguarda la competenza del giudice che trattandosi di servizi pubblici sarà il Tar e non quello ordinario ai sensi del comma 11.



articolo 139articolo 140 bisSegnala problema

Art. 140 codice del consumo