Art. 33 codice del consumo testo - Clausole vessatorie consumatore


Articolo 33 codice del consumo testo - Clausole vessatorie consumatore e commento al comma 2 e 3 ed alla lettera u ed f e art. 33 e ss


Ultimo aggiornamento del Codice dei Consumatori

Articolo 33 codice del consumo testo - Clausole vessatorie consumatore e commento al comma 2 e 3 ed alla lettera u ed f e art. 33 e ss - D.Lgs. 206/2005

Parte III

Il rapporto di consumo

Titolo I
Dei contratti del consumatore in generale

Art. 33 - Clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore
1. Nel contratto concluso tra il consumatore ed il professionista si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.
2. Si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto, o per effetto, di:
a) escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno (1) alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un'omissione del professionista;
b) escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un'altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;
c) escludere o limitare l'opportunità da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest'ultimo;
d) prevedere un impegno definitivo del consumatore mentre l'esecuzione della prestazione del professionista è subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà;
e) consentire al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore se quest'ultimo non conclude il contratto o recede da esso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest'ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere;
f) imporre al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell'adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d'importo manifestamente eccessivo;
g) riconoscere al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonchè consentire al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;
h) consentire al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa;
i) stabilire un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per comunicare la disdetta al fine di evitare la tacita proroga o rinnovazione;


l) prevedere l'estensione dell'adesione del consumatore a clausole che non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto;
m) consentire al professionista di modificare unilateralmente le clausole del contratto, ovvero le caratteristiche del prodotto o del servizio da fornire, senza un giustificato motivo indicato nel contratto stesso;
n) stabilire che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione;
o) consentire al professionista di aumentare il prezzo del bene o del servizio senza che il consumatore possa recedere se il prezzo finale è eccessivamente elevato rispetto a quello originariamente convenuto;
p) riservare al professionista il potere di accertare la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto o conferirgli il diritto esclusivo d'interpretare una clausola qualsiasi del contratto;
q) limitare la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinare l'adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;
r) limitare o escludere l'opponibilità dell'eccezione d'inadempimento da parte del consumatore;
s) consentire al professionista di sostituire a sè un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest'ultimo;
t) sancire a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell'autorità giudiziaria, limitazioni all'adduzione di prove, inversioni o modificazioni dell'onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;
u) stabilire come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore;
v) prevedere l'alienazione di un diritto o l'assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un'obbligazione immediatamente efficace del consumatore. E' fatto salvo il disposto dell'articolo 1355 del codice civile.
v-bis) imporre al consumatore che voglia accedere ad una procedura di risoluzione extragiudiziale delle controversie prevista dal titolo II-bis della parte V, di rivolgersi esclusivamente ad un'unica tipologia di organismi ADR o ad un unico organismo ADR; (2)
v-ter) rendere eccessivamente difficile per il consumatore l'esperimento della procedura di risoluzione extragiudiziale delle controversie prevista dal titolo II-bis della parte V (3).


3. Se il contratto ha ad oggetto la prestazione di servizi finanziari a tempo indeterminato il professionista può, in deroga alle lettere h) e m) del comma 2:
a) recedere, qualora vi sia un giustificato motivo, senza preavviso, dandone immediata comunicazione al consumatore;
b) modificare, qualora sussista un giustificato motivo, le condizioni del contratto, preavvisando entro un congruo termine il consumatore, che ha diritto di recedere dal contratto.
4. Se il contratto ha ad oggetto la prestazione di servizi finanziari il professionista può modificare, senza preavviso, semprechè vi sia un giustificato motivo in deroga alle lettere n) e o) del comma 2, il tasso di interesse o l'importo di qualunque altro onere relativo alla prestazione finanziaria originariamente convenuti, dandone immediata comunicazione al consumatore che ha diritto di recedere dal contratto.
5. Le lettere h), m), n) e o) del comma 2 non si applicano ai contratti aventi ad oggetto valori mobiliari, strumenti finanziari ed altri prodotti o servizi il cui prezzo è collegato alle fluttuazioni di un corso e di un indice di borsa o di un tasso di mercato finanziario non controllato dal professionista, nonchè la compravendita di valuta estera, di assegni di viaggio o di vaglia postali internazionali emessi in valuta estera.
6. Le lettere n) e o) del comma 2 non si applicano alle clausole di indicizzazione dei prezzi, ove consentite dalla legge, a condizione che le modalità di variazione siano espressamente descritte.

(1) Parola sostituita dall'art 5, d. lgs. n. 221/2007: in pratica la sostituzione ha riguardato un mero errore materiale, laddove al posto dell'attuale "danno" era stato scritto "dando".
(2) La lettera v bis è stata aggiunta dall'art. 1, comma 9, lett. a), Decr. Lgs. del 6 agosto 2015, n. 130.
(3) Anche la lettera v ter è stata integrata dall'art. 1, comma 9, lett. a), Decr. Lgs. n. 130/2015.


Commento all'art. 33 codice consumo: Gli artt. 33 e ss sono le norme cardine sulle quali gira tutta la disciplina delle clausole vessatorie. In particolare, tutto il titolo I, artt. 33-38, fissa le regole da applicare generalmente a tutti i contratti con i consumatori.
Il comma 1 fissa una importante eccezione al principio generale che fa salva la buona fede: nel caso dell'art.33 si prescinde dalla buona fede cioè è precluso al professionista invocare la buona fede per giustificare una clausola vessatoria la quale resterà tale a prescindere dalla mala o buona fede. Il comma 2 dell'art. 33 detta una serie di potenziali clausole vessatorie presuntive iuris tantum ovvero da considerare tali fino a prova contraria. Tra queste, meritano attenzione, quelle previste dal predetto comma 2 lettera f e lettera u. La lettera f considera come clausola vessatoria quella di imporre al consumatore inadempiente o ritardatario delle penali palesemente eccessiva rispetto al contesto del contratto. Mentre la lettera u del comma 2 considera come clausola vessatoria quella relativa al foro competente cioè quella di stabilire un foro competente diverso da quello naturale del consumatore. Il comma 3 dell'art. 33 detta le prime deroghe del comma 2: in tema di servizi finanziari a tempo indeterminato autorizza espressamente la deroga per alcune clausole vessatorie come quelle di cui alla lettera h) ed m). Idem, i restanti commi 4, 5 e 6: derogano la lettera n) e o). Tutte le deroghe al comma 2 riguardano comunque i settori della finanza e degli investimenti nei quali la controparte sono banche, finanziarie e mediatori creditizi. Restano sempre salve ed inderogabili le lett. f ed u del comma 2 le quali non trovano eccezioni in tutti gli artt. 33-38 del presente titolo e dell'intero codice del consumo in genere anche perchè su queste scorrono fiumi di sentenze consolidate dalla giurisprudenza italiana.
Aggiornamento commentato: Con l'entrata in vigore del decr. legislativo n. 130/2015 sono state create due nuove clausole vessatorie, le lettere v-bis e v-ter, le quali si sono rese necessarie a seguito della nuova procedura di risoluzione delle liti in maniera extragiudiziale prevista dal predetto d.lgs. che può essere consultata presso il nuovo art. 141 cod. cons. ex d. lgs. 6 agosto 2015 n. 130




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