Art. 34 codice del consumo - Accertamento vessatorietÓ clausole


Articolo 34 codice del consumo - Accertamento della vessatorietÓ delle clausole e commento al comma 2 e al comma 4 e 5


Ultimo aggiornamento del Codice dei Consumatori

Articolo 34 codice del consumo - Accertamento della vessatorietÓ delle clausole e commento al comma 2 e al comma 4 e 5 - D.Lgs. 206/2005

Art. 34 - Accertamento della vessatorietÓ delle clausole

1. La vessatorietÓ di una clausola Ŕ valutata tenendo conto della natura del bene o del servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento della sua conclusione ed alle altre clausole del contratto medesimo o di un altro collegato o da cui dipende.
2. La valutazione del carattere vessatorio della clausola non attiene alla determinazione dell'oggetto del contratto, nŔ all'adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi, purchŔ tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile.
3. Non sono vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di legge ovvero che siano riproduttive di disposizioni o attuative di principi contenuti in convenzioni internazionali delle quali siano parti contraenti tutti gli Stati membri dell'Unione europea o l'Unione europea.
4. Non sono vessatorie le clausole o gli elementi di clausola che siano stati oggetto di trattativa individuale.
5. Nel contratto concluso mediante sottoscrizione di moduli o formulari predisposti per disciplinare in maniera uniforme determinati rapporti contrattuali, incombe sul professionista l'onere di provare che le clausole, o gli elementi di clausola, malgrado siano dal medesimo unilateralmente predisposti, siano stati oggetto di specifica trattativa con il consumatore.


Commento all'art. 34 codice consumo: L'art. 34 mira a stabilire le regole atte ad accertare quando una clausola pecchi di vessatorietÓ. Tale regole sono indicate nel comma 1, mentre i restanti 4 commi pi¨ che accertare, indicano quando escludere la natura vessatoria della condizione. In particolare soffermiamoci sul comma 2 e sul comma 4 e 5. L'art. 34 al comma 2 statuisce che non possono essere considerati alla stregua di criteri per accertare la vessatorietÓ di una clausola sia l'adeguatezza del prezzo o corrispettivo che la determinazione dell'oggetto di un contratto a condizione che i predetti 2 elementi siano chiari e comprensibili. Che significa? Vuol dire che la mancanza di chiarezza e comprensione di prezzo e oggetto trasformano i due elementi in clausole vessatorie! Tuttavia non parliamo di 2 clausole qualsiasi ma di oggetto e corrispettivo i quali, essendo assolutamente indeteminabili, comportano la nullitÓ dell'intero contratto. Questa circostanza rende ancora pi¨ misterioso il dettato del comma 2. Cosa avrÓ voluto dire in realtÓ il legislatore? La nostra interpretazione "dottrinale" sul comma 2: 1) le clausole di oggetto e corrispettivo che siano poco chiare e comprensibili potrebbero essere, in base al caso concreto, salvate ex comma 2 dell'art. 35 cod. cons., salvando in questo modo l'intero contratto; 2) nel caso in cui manchi la assoluta chiarezza e comprensibilitÓ in capo all'oggetto ed al corrispettivo, l'intero contratto, secondo le regole generali del codice civile, verrebbe colpito da nullitÓ. Non vediamo altra soluzione.


Proseguiamo con i commi 4 e 5. Per capire appieno il comma 4 ed il comma 5 li dobbiamo, alla fine, raccordare tra loro. In comma 4 esclude la vessatorietÓ di quella clausola che sia stata trattata dai contraenti. Se trattasi di "trattativa" si deve in primis indagare sulla volontÓ delle parti, provata, questa, anche attraverso il supporto che incorpora la stessa: un atto ex novo, unico, interamente personalizzato Ŕ giÓ una prova di per se idonea. Parimenti, anche un modulo e/o prestampato che lascia spazio all'inserzione di clausole personalizzate va bene per la predetta prova.
Diverso Ŕ il caso prospettato dal comma 5 nel quale invece si presume che l'atto sia tal quale come presentato, non modificabile e quindi sottoscritto dal consumatore. In quest'ultimo caso, dovrÓ essere solo il professionista a provare che la clausola standard sia stata comunque oggetto di trattativa. Qui la differenza tra comma 4 e comma 5: il comma 4 lascia inalterato il principio dell'onere della prova in capo a ciascuno dei contraenti i quali dovranno provare rispettivamente: il consumatore, che invoca la vessatorietÓ, che la clausola non Ŕ stata contrattata, e il professionista che, viceversa, vuole escludere la vessatorietÓ, che Ŕ stata contrattata. Mentre il comma 5 appioppa la predetta prova solo al professionista, il quale, per escludere la vessatorietÓ dovrÓ dimostrare che il patto standard fu oggetto di accordo. Infine, vi sono clausole che, come vedremo (cfr. art. 36 cod. cons.), sono considerate vessatorie anche se contrattate.




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